Agriturismo in Maremma Toscana
agriturismo Roselle.
Il podere Bagnolo è una struttura rìcettiva che si configura nella categoria degli
agriturismo, una forma di turismo nella quale il vacanziero è ospitato presso un
azienda agricola. Tale attività nata alla fine degli anni '60 si è affermata in Italia solo venti
anni dopo: negli anni '80. Inizialmente concepita per far fronte alla richiesta delle persone che
vivevano in città di fare un'esperienza alternativa di vita e spesso anche di lavoro in campagna,
si è poi modificata a scapito degli aspetti più faticosi assumendo forme diverse di turismo, legate
sempre all'ospitalità nell'azienda agricola senza la quale l' agriturismo non può
esistere. Antesignano del più ampio concetto di turismo rurale, l' agriturismo oggi vede cresciuto
in numero i servizi ad esso associato che vanno dal pernottamento, alla ristorazione, dalle fattorie
didattiche (nelle quali le aziende agricole ospitano le scuole) alle degustazioni di prodotti tipici.
Nel 2005 sono state censite oltre 13.500 aziende agrituristiche in Italia e il fenomeno è ancora in
crescita, queste aziende oltre ad avere il merito di creare nuove opportunità di sviluppo in
territori dove l'agricoltura languiva hanno il merito di contribuire alla salvaguardia del territorio
rurale e di creare nuove prospettive di reddito contribuendo alla permanenza delle giovani generazioni
nelle campagne.
Roselle fu una delle principali città etrusche (VI/ VII sec. A.C.).
Controllava un'ampia porzione di territorio che si espandeva dai confini con Volterra a Nord, con Chiusi
ad Est, con Vulci a Sud, fino a quelli della rivale Vetulonia ad Ovest. Il centro abitato si ergeva a ridosso
del grande lago "Prile" che si estendeva da questa zona della Maremma fino alla moderna Castiglione della Pescaia.
Questo lago nacque dal graduale ripiegamento del mare avvenuto nei secoli precedenti e prese il nome dal dio etrusco
Aprilis, al quale risale etimologicamente anche il mese aprile del calendario romano. Nei secoli successivi
Roselle visse una fase di decadenza coincisa con la conquista romana (III/IV sec. A.C.), avvenuta contemporaneamente
in tutta l' Etruria settentrionale. Dopo la caduta dell'impero, a differenza di Cosa (moderna Ansedonia),
Roselle conservò una certa vitalità tanto da essere scelta come sede vescovile (V sec. D. C.)
e quindi come centro nevralgico per l'evangelizzazione della Maremma, al pari di Sovana e Populonia. Ben presto una
decisione papale seguita alla crescente invasione longobarda (VI sec. D.C.) fece inglobare a Roselle anche quest' ultima
diocesi. Nel VII sec. si completò l'avanzata longobarda ma l'epoca carolingia continuò a conservare per Roselle la
centralità spirituale, dando vita ad una interminabile disputa con il Papa. Ai primi anni del IX sec. risale la prima
documentazione sulla espansione della famiglia aldobrandesca che, per volontà dei Franchi, tornava a ribadire il
controllo dell'impero sulla Tuscia e sulla Maremma. Nel X sec. Roselle era divenuta la sede
amministrativa dei conti Aldobrandeschi che ambivano a farne quel grande centro che sarebbe invece divenuta Grosseto,
all'epoca solo una località di secondo piano. Nel 1138 la sede vescovile e il titolo di "civitas" passarono a Grosseto,
decretando la fine della centralità rosellana. Intorno al XIII sec. Iniziò l'espansione senese. Roselle è oggi una
località ricca di reperti archeologici e noto centro termale, dalle acque sulfuree rinomate sin dai tempi del dominio
romano Roselle era situata in una posizione geografica particolarmente interessante: dominava il versante sud-orientale
del lago" Prile, via naturale di comunicazione con il mare e le città costiere, mentre il fiume Ombrone, presso
la cui foce Roselle sorgeva, rendeva possibile il commercio con la Val d'Orcia e le città dell'Etruria interna.
Anche se sono attestate tracce di frequentazione di età preistorica e protostorica, Roselle venne organicamente abitata
dalla prima metà del VII sec. a.C., probabilmente in seguito ad un fenomeno di sinecismo, elle interessò i gruppi umani
che abitavano i villaggi dei territori circostanti. Le motivazioni che portarono, nel VII sec. a.C., alla scelta di
quest'area per un insediamento urbano, possono individuarsi nell'ampio e fertile entroterra adatto alla coltivazione,
nella possibilità di controllare determinate vie di comunicazione (approdo sull' lago" Prile, confluenza dell'Ombrone
con il mare) e nella naturale possibilità di difesa del luogo. Nell'ambito delle scarse fonti letterarie su Roselle, ci
sembra particolarmente importante ricordare Dionigi di Alicarnasso, che la nomina insieme a Chiusi, Arezzo e Volterra
per aver promesso aiuti ai Latini contro Tarquinio Prisco alla fine del VII sec. a.C. La notizia può essere considerata
indizio che Roselle doveva essere già organizzata come città in dà orientalizzante, se era in grado di fornire forze
militari al pari di centri etruschi ricchi, prosperosi e di più antica fondazione. Ruderi archeologici lo confermano:
al VII sec. a.C. risalgono, infatti, i resti della più antica cinta muraria rosellana con fondamenta a blocchi regolari
e alzato in mattoni crudi. Di epoca orientalizzante è anche l"edificio con recinto", recentemente interpretato come
luogo di culto, localizzato nella valle fra le due colline, ove in età romana sorgerà il fòro. Nel VI sec. a.C. la città
ebbe un notevole sviluppo: dall'ultimo quarto del VI sec. a.C. considerevole, infatti, fu l'importazione di ceramica
attica, che aumentò progressivamente, rivelando come Roselle fosse ormai un importante centro urbano. Risale al VI
sec. a.C. la seconda cinta muraria, costruita con blocchi di arenaria in opera poligonale, ancora oggi visibile per
lunghi tratti, che si snoda recingendo ambedue le colline. La città, in questo periodo, era costruita in argilla,
terracotta e pietre a secca Le due colline e la valletta intermedia erano ampiamente Urbanizzate, pur conservando -
per quanto si può dedurre dalle indagini archeologiche effettuate finora - una fisionomia fra loro diversa: sulla
collina settentrionale furono realizzati per lo più edifici privati; su quella meridionale si concentrarono, invece,
strutture di tipo artigianale. Si può riscontrare una continuità di vita anche in età classica ed ellenistica. Sulla
collina sud ciò è confermato da numerosi ritrovamenti di ceramica attica a figure rosse e sovradipinta. Sulla collina
nord, nonostante la profonda alterazione operata nel I sec. d.C. (costruzione dell'anfiteatro), si riscontra un
allineamento di muri pertinenti a strutture di epoche diverse (età arcaica, classica, ellenistica); si può postulare,
quindi, una continuità nello schema urbanistico. Nell'area del fondo valle, reperti facenti parte in origine di un
deposito votivo e frequenti ritrovamenti di ceramica fine di importazione costituiscono una ulteriore conferma della
prosecuzione della vita nella città nel V e IV sec. a.C. La conquista romana nel 294 a.C., ad opera del console Lucio
Postumio Megello, è ricordata da Livio. L'archeologia non documenta questa data e le testimonianze dei primi due
secoli dopo la conquista sono scarse. Uno strato di distruzione per incendio, datato ai primi decenni del I sec. a.C.,
fa ritenere che anche Roselle sia stata coinvolta nelle distruzioni operate da SHE, così come era accaduto ad altre
città etrusche (Talamone, Vetulonia, Populonia, Volterra e Fiesole). Con la Lex Iulia e con la Lex P1autìa-Papiria,
gli abitanti di Roselle, sottomessi da Roma, furono inseriti nella tribù Amensis e divennero cittadini romani. Lo
strumento principale della romanizzazione dei territori conquistati era la colonizzazione, che aveva due scopi:
controllare il territorio conquistato e respingere gli attacchi esterni. A sud di Roselle, la colonia di Cosa costituisce
un esempio di come la colonizzazione investisse, oltre al centro urbano, l'intero territorio, con infrastrutture quali
ponti, strade, porti, e con la centuriazione. La conquista di Roselle, invece, non implica la colonizzazione e settori,
anche ampi, vengono lasciati pressoché intatti, pur presupponendo il controllo, non meno ferreo che altrove, da parte
dei Romani. Roselle, solo in età romano-imperiale (a circa tre secoli dalla conquista), fu infatti interessata da
un'intensa attività edilizia e monumentale, prodotto della protezione augustea e dell'evergetismo di potenti famiglie
locali (i Vicirii, i Bassi), Alla città venne attribuito il titolo, ormai puramente onorifico, di colonia, testimoniato
sia da fonti letterarie (Plinio il Vecchio, Nat. Hist., 1115 1), che da attestazioni archeologiche, quali l'iscrizione
Pub(líca) Col(onia) Rus(ellana) stampata su condutture in piombo per l'acqua poste nel centro cittadino. Ad età
imperiale risale dunque la monumentalizzazione della città, contestualmente ad una ripresa economica favorita
dalla politica imperiale: sono riferibili a quest'epoca l'anfiteatro, il monumentale complesso forense, la basilica
dei Bassi, le terme.Nella tarda età imperiale, Roselle fu soggetta alla decadenza che investì progressivamente le città
romane: Rutilio Namaziano, autore nel V sec. d.C. di un poemetto che narra di un suo viaggio lungo le coste ítaliche, non
la cita, probabilmente perché non si affacciava già più sulla costa. In quel periodo comunque mancò un'attività edilizia
vera e propria: le strutture romano-imperiali furono per lo più riutilizzate, alterandone conseguentemente l'aspetto e
modificando la funzione originaria.Nel V sec. d.C. Roselle fa sede vescovile e doveva comprendere una vasta diocesi: il
primo vescovo noto è Vitaliano, nel 499 d.C. Fra la fine del VI sec. d.C. e i primi decenni del VII d.C. la città fu
interessata dalla conquista longobarda. Nel 787 Carlo Magno donò i territori di Populonía, Roselle e Sovana a Papa
Adriano, ma tale donazione fu eseguita limitatamente a Sovana, poiché il controllo del Sacro Romano Impero continuò,
nei confronti di Roselle, mediante il fedele episcopato di Lucca che ne era proprietario fin dal periodo longobardo.
Nell'anno 862 il vescovo di Lucca, della famiglia degli Aldobrandeschi, permutò alcuni beni, fra cui rientrava Roselle,
con altri più vicini e quindi più facili da amministrare, appartenenti al fratello. Da questo momento la storia di
Roselle è strettamente legata alle vicende della potente famiglia degli Aldobrandeschi. In età medievale, Roselle era
comunque ridotta ad un piccolo centro e non occupava certamente l'area di quella che era stata la città romana imperiale.
Nel 1138 una bolla di Papa Innocenzo Il (1130-43) sancì il trasferimento della diocesi nel vicino centro di Grosseto,
la cui esistenza è testimoniata fin dall' inizio del IX secolo. Il decreto determinò la fine della civítas di Roselle,
che da allora, nominata come castrum, fu progressivamente abbandonata. il territorio di Roselle seguì le sorti
dell'intera Maremma: nel 1243 Siena, per la fedeltà dimostrata ai Ghibellini, ottenne dall'Imperatore Federico 11 di
Svevia (1220-50) l'investitura dei territori degli Aldobrandeschi. Fu questo il precedente che rese giuridicamente
legittime le mire espansionistiche di Siena, che progressivamente si sostituì alla potente famiglia nel controllo della
Maremma. Roselle, nonostante sporadiche frequentazioni persistenti fino al XVII secolo, abbandonata dai pochi abitanti
rimasti, si ridusse ad "una solitudine selvaggia di pietre e di cespugli spinosi -tana della volpe e del cinghiale, del
serpe e della lucertola - visitata solo dal mandriano e dal pastore .Così la vide George Dennis, diplomatico ed erudito
inglese del XIX secolo, in occasione di una sua visita in Maremma.
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